Textile Hubs: tra tradizione e innovazione.

Le competenze ci sono, è ora di metterle in rete e innovare dal punto di vista tecnologico.

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Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza pone un obiettivo importante per il settore tessile: il 100% di recupero degli scarti tessili attraverso il potenziamento della raccolta differenziata degli indumenti usati e degli impianti di trattamento e riciclo.

Se si pensa che per i rifiuti elettronici l’obiettivo di recupero è del 55% e per la plastica del 65%, si comprende quanto previsto per il tessile sia a dir poco ambizioso.

Forse il legislatore ha sottovalutato la complessità dei rifiuti tessili o forse ha deciso di puntare sulla moda circolare per una nuova crescita economica.

In ogni caso, per raggiungere tale target, il PNRR afferma che si dovrà incentivare la nascita di Textile Hubs, senza tuttavia definire i contorni di tali realtà.

Guardando però ai distretti tessili italiani, dove la collaborazione tra imprese ha permesso di diventare fulcri di eccellenza per il settore moda e per il Paese, viene da sperare che i  “Textile Hubs” si ispireranno a tali realtà per diventare perni di distretti dedicati al riuso o al riciclo del tessile post-consumo, oppure parte integrante di quelli esistenti.

Il ministero della transizione ecologica, nello stanziare i fondi necessari a sostegno del PNRR, sembra essere andato in questa direzione stabilendo che: <<verranno finanziati progetti che favoriranno, anche attraverso l’organizzazione in forma di “distretti circolari”, una maggiore resilienza e indipendenza del sistema produttivo nazionale, contribuendo, altresì, al raggiungimento degli obiettivi di economia circolare, incremento occupazionale e impatto ambientale>>[1].

I fondi previsti per il settore tessile – linea D del decreto ministeriale 397/2021 – sono pari a 150.000.000 di euro e sono volti alla realizzazione di infrastrutture per la raccolta degli scarti pre e post consumo, per l’ammodernamento dell’impiantistica, nonché per la realizzazione di nuovi impianti di riciclo in ottica sistemica.

Da queste voci di spesa, manca a nostro avviso un importante tassello per poter raggiungere “l’ottica sistemica” a cui si vuole tendere: una soluzione per rendere più efficiente lo smistamento degli scarti tessili e che permetta di valorizzarli e prepararli alle diverse destinazioni circolari.

Purtroppo, i rifiuti tessili sono molto variegati e per avviarli a destinazioni circolari è necessario prepararli: suddividere innanzitutto per materiale e colore (caratteristiche che interessano alle aziende di rigenerazione del filato) e per condizioni e qualità (aspetto a cui tengono invece i negozi second-hand).

In aggiunta, se si guarda al riciclo, i capi vanno preparati eliminando etichette e altre componenti come cerniere, bottoni etc. Attualmente quest’attività viene svolta prevalentemente in Paesi dove la manodopera costa poco (come India, Bangladesh e Pakistan). Si tratta, infatti, di un’attività molto dispendiosa e poco profittevole.

Inoltre, ad aggravare il problema, c’è anche il fatto che non esistono al momento sufficienti tecnologie per il riciclo di ogni capo.

Il riciclo chimico o meccanico (che consiste nello sfilacciare o disintegrare il tessuto per formare nuovo filato) purtroppo ad oggi richiede composizioni perlopiù al 100% di un unico materiale.

I fondi stanziati non coprono la ricerca – che sarebbe invece necessaria per trovare nuove soluzioni di riciclo – e porteranno quindi a progetti che, per quanto virtuosi, potrebbero incontrare i medesimi problemi che si riscontrano nella realtà attuale: i capi non più rivendibili sul mercato europeo saranno esportati (è considerata forma di riutilizzo) e quelli non recuperabili, perché inadatti anche ad essere usati per pezzame o imbottiture, finiranno in discarica.

distretto di Prato

Sarebbe stato auspicabile invece che – in ottica sistemica – si tenesse conto di queste problematiche per cercare di superarle e costruire davvero Textile Hubs funzionali all’economia circolare e all’obiettivo del 100% di recupero.

I nuovi progetti, se non includeranno realtà che si occupino di smistare gli indumenti usati con l’ausilio tecnologico, nonché realtà che preparino tali capi al riciclo, difficilmente potranno far fronte alle sfide della transizione circolare.

Queste problematiche sono ben chiare nei distretti tessili, dove l’economia circolare è tradizione:  nel distretto di Prato, ad esempio, da secoli si realizza il filato rigenerato dagli scarti tessili (trovate un bell’articolo sulla storia dei cenciaioli su Rifò).

Il presidente di Confidustria Toscana Nord, Francesco Marini, nell’affermare l’importanza degli obiettivi del PNRR e la disponibilità delle aziende dell’associazione a cogliere la sfida dei Textile Hub, ha anche precisato che: <<il 100% di recupero non significa che ogni singolo scarto di lavorazione e ogni capo usato possano essere riutilizzati, ed esserlo interamente. Dal punto di vista tecnico oggi non è possibile e verosimilmente non lo sarà ancora per lungo tempo. Quello del recupero del 100% del tessile è un obiettivo a tendere, nobile ed entusiasmante, ma realisticamente irrealizzabile nel giro di pochi anni. Non si può pensare che il problema dello smaltimento degli scarti non recuperabili possa essere risolto in questo modo>>.

Finché non si allargherà lo sguardo rispetto alle attuali soluzioni volte alla rivendita e all’esportazione, rimarrà il problema della frazione di rifiuti tessili “non riutilizzabile”.

In questa categoria finiscono i capi non adatti al riuso ma i quali, a seconda dei materiali e della qualità dei tessuti, possono essere riciclati o trasformati sartorialmente con l’upcycling: un peccato perderli in discarica per mancanza di soluzioni capaci di rimetterli in circolo.

A livello europeo, la Confederazione Europea dell’Industria Tessile – Euratex – ha lanciato nel 2020 l’iniziativa ReHubs (ovvero European Textile Recycling Hubs) con la prospettiva di fungere da centro di coordinamento e gestione dei flussi di rifiuti tessili, facendoli incontrare con le esigenze delle aziende pronte a riutilizzarli come materia prima seconda. L’obiettivo del progetto ReHubs è in linea con la tradizione dei distretti tessili italiani: mettere in sinergia le competenze per valorizzare gli scarti e trarre valore economico dalla loro trasformazione.

I rifiuti tessili devono essere, quindi, valorizzati nelle caratteristiche che possono renderli utili per nuove destinazioni circolari. Dar loro nuova vita significa risparmiare  sulle risorse vergini e sullo smaltimento in discarica o inceneritore.

Tra Europa e Bangladesh, esiste una realtà che ha ben chiaro cosa serva per “chiudere il cerchio” e lo sta facendo attraverso una rete di aziende che trattano i rifiuti tessili dalla raccolta, allo smistamento e preparazione, fino al riciclo: Reverse Resources è un’azienda che agevola la crescita della moda circolare mettendo in rete le aziende che si occupano a 360° di gestione, riciclo e riuso di rifiuti tessili.

C’è ancora tanta strada da fare per convertire i nostri modelli da lineari a circolari: possiamo prendere il buon esempio dalla tradizione per trovare il giusto approccio per innovare.

Come i cenciaioli hanno fatto fronte alla scarsità di risorse e materie prime imparando a trasformare gli scarti in risorse, così ora dobbiamo ingegnarci per affrontare la lotta al cambiamento climatico usando la tecnologia per rendere scalabile il processo di rigenerazione del filato e trovare ulteriori soluzioni circolari.

Dobbiamo comprendere che trasformare i nostri rifiuti in nuove risorse è una necessità, sia ambientale che economica.

E per affrontare questa necessità occorre riprendere la buona usanza dei distretti tessili di fare rete, di investire le competenze specifiche di ognuno per ottenere dei risultati comuni e soprattutto di condividere le diverse esperienze per mettere insieme i punti di vista e di approccio: solo in questo modo si possono trovare soluzioni sistemiche.

Siamo sicure che Re4Circular – la nostra tecnologia per lo smistamento e incontro di domanda e offerta di indumenti post-consumo – possa diventare una maglia di una rete, contribuendo a raggiungere i risultati richiesti dal nostro Pianeta.

Sara Secondo

[1] https://www.mite.gov.it/sites/default/files/archivio/allegati/PNRR/dm_397_28_09_2021.pdf  d.m. 397/2021.

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