La nostra missione: una moda circolare e inclusiva attraverso l’upcycling

Vogliamo offrire un modello alternativo all'”usa e getta” che sia attento all’ambiente e alle odierne sfide sociali. Il nome che abbiamo scelto, “Riforma” si riferisce non solo al dare nuova forma agli abiti ma anche a realizzare una vera e propria riforma del nostro modo di produrre, acquistare ed esprimere noi stessi con l’abbigliamento.

Vuoi fare parte di questa “riforma”?

Leggi il nostro Report di Valutazione di Impatto Ambientale e Sociale 2020-2021

“Ogni scarto un’opportunità” è uno dei nostri motti!

Gli abiti usati sono per noi delle opportunità: attraverso l’upcycling possono trovare nuova vita, senza dover essere smaltiti come rifiuti.

Crediamo che l’upcycling degli abiti usati non solo sia il miglior modo per il settore moda di avere un impatto positivo per l’ambiente ma anche uno strumento per creare nuove occasioni di valore umano ed economico.

Anche per questo collaboriamo con sartorie sociali in cui lavorano persone in condizioni di fragilità e diamo importanza a lavorare con persone che condividano i nostri valori.

Cosa abbiamo fatto finora?

Ambiente

Riduzione degli sprechi. In un anno e mezzo abbiamo raccolto più di 8.000 capi, salvandoli dal diventare rifiuti e grazie all’upcycling e alla vendita risparmiamo risorse per il loro smaltimento e per la produzione di abbigliamento da risorse vergini.

Compensazione delle emissioni. In occasione del “Black Friday 2020”, abbiamo adottato il nostro primo albero di mango con la società benefit
ZEROCO2. Continueremo su questa strada!

Persone

Inclusione sociale. Collaboriamo con due sartorie sociali (ma continueranno a crescere) in cui lavorano persone che provengono da condizioni di fragilità.

Valorizzazione dell’artigianalità sartoriale. Abbiamo costruito una rete di professionisti sartoriali (per la maggior parte giovani donne) che creano splendidi lavori di upcycling sui capi usati.

Collaboriamo con due scuole di moda (l’Accademia Italiana di Moda e Couture e l’Istituto Burgo di Torino), affinché i loro studenti – i professionisti di domani – si sensibilizzino al tema della moda circolare e acquisiscano competenze nell’upcycling.

Non-profit

Gestione efficiente della filiera dei capi usati. Collaboriamo con enti non-profit che si occupano di raccolta di vestiti per persone in difficili condizioni sociali ed economiche, al fine di mettere in atto uno scambio virtuoso: noi diamo loro capi che potrebbero essere utili alla loro utenza (es. giacconi) e loro danno a noi indumenti (come vestiti da sera o tailleur) che a loro non servono direttamente. Non tutto ciò che viene donato a tali enti è adatto ai bisogni delle persone a cui si rivolgono: in questo caso, la nostra raccolta è per loro d’aiuto per disfarsi dei capi che non possono donare e trovare invece i capi più richiesti. Al momento collaboriamo con Ass. Abraham di Nichelino e Progetto Abito di Torino.

Tracciabilità

Trasparenza e coinvolgimento. La filiera della raccolta degli abiti usati è spesso poco trasparente e le persone sono restie a riporre i propri capi nei cassonetti dedicati perchè non sanno dove vadano a finire. I capi da noi raccolti sono catologati e tracciati. Stiamo sviluppando il nostro sistema di tracciabilità completo, in cui chi ci consegna i propri capi che non usa più potrà sapere la loro destinazione finale (trasformazione – vendita) e chi acquista un capo sul nostro e-commerce potrà scoprire chi e come ha realizzato la trasformazione e anche quante risorse naturali sono state risparmiate grazie al suo acquisto.
Grazie alla tracciabilità permettiamo di incentivare scelte virtuose sia nel darci gli abiti usati che andrebbero dismessi, sia l’acquisto di abiti usati-riformati.

Il problema ambientale ed etico della moda

Il settore della moda è tra i più inquinanti al mondo. Questo perché l’attuale sistema di produzione e utilizzo degli abiti opera in modo completamente lineare: si usano grandi quantità di risorse (soprattutto non rinnovabili) per produrre i vestiti, questi vengono utilizzati per un brevissimo periodo di tempo e dopodiché finiscono in discarica o negli inceneritori.

A partire dagli anni 2000 si è affermato il fenomeno della cosiddetta “fast fashion”, caratterizzato da collezioni che durano pochi mesi, prezzi medio-bassi e un tipo di consumo usa-e-getta. I brand della fast fashion vendono vestiti pensati per essere gettati dopo essere stati indossati solo poche volte.

Più della metà della fast fashion prodotta si stima venga buttata entro un anno!

I prezzi della Fast Fashion sono in gran parte ridotti sfruttando il basso costo del lavoro nei Paesi in via di sviluppo. Il basso prezzo dei capi incoraggia inconsciamente i consumatori a fare acquisti più frequentemente e, di conseguenza, i vestiti in eccesso e quelli fuori moda tendono a finire nelle discariche. Meno dell’1% dei materiali viene riciclato in nuovi capi d’abbigliamento. Un grande spreco.

Gli studi ci dicono che “allungare la vita di utilizzo di un capo d’abbigliamento anche solo di 9 mesi, riduce il suo impatto ambientale dal 20 al 30%”. Una soluzione per ridurre davvero l’impatto ambientale dell’industria della moda, quindi, è trasformare i capi inutilizzati in qualcosa di nuovamente indossabile e far sì che la vita del capo sia allungata di molto.

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